3 donne sarde che hanno fatto la storia

Vi raccontiamo in breve, la storia di 3 donne sarde che hanno lasciato il segno oltre la nostra isola.

Si tratta di Ninetta Bartoli, Edina Altara e Maria Carta.

Rivoluzionarie nel loro campo, intelligenti, forti, legate alla propria terra ma sempre proiettate verso il futuro.

Non sono più tra noi ma rappresentano un esempio per le donne di oggi e di domani.

 

Ninetta Bartoli: la prima sindaca d’Italia

Nasce nel 1896 a Borutta, un paese della regione del Mejlogu, in provincia di Sassari.

Fa parte di una famiglia benestante, ma nonostante viva una vita privilegiata, sviluppa una forte coscienza civica, grazie anche alla sua formazione.
Nella sua vita ha sempre ben presente l’importanza del ruolo della donna nella società e rifiuta le disuguaglianze e le discriminazioni legate al sesso.
Le donne non sono un soprammobile domestico e lei non si accontenta di ricamare o avere figli, vuole essere libera di scegliere.

Ninetta Bartoli diventa sindaca di Borutta e inaugura un importante periodo di partecipazione femminile al mondo della politica italiana.
Quando viene eletta, nel 1946, il suffragio universale è stato introdotto da solo un anno, ma lei sbaraglia tutti con l’89% delle preferenze.
Posa per la foto ufficiale nel giorno della sua investitura con l’abito tradizionale. Ha una corporatura esile, ma una personalità talmente affascinante e importante, che appare molto più alta a chi la incontra.

Ninetta Bartoli è una sindaca attenta all’impegno sociale, colta, con una visione precisa del futuro del proprio comune.
È responsabile di cambiamenti molto importanti:

  • porta l’ acquedotto, il sistema fognario e l’energia elettrica.
  • fa edificare le case popolari, la scuola e l’asilo, così che le donne possano anche lavorare.
  • fa costruire servizi importanti per la qualità della vita dei cittadini come il cimitero e la casa di riposo.
  • promuove la fondazione di una cooperativa per la raccolta del latte e la produzione dei formaggi per dare occupazione alla popolazione (la prima latteria sociale del Mejlogu)

Questa fantastica donna, è di ispirazione per chiunque voglia affacciarsi alla politica e impegnarsi per il benessere della propria comunità.

Edina Altara, affascinante artista poliedrica

Edina Altara nasce a Sassari nel 1898.

E’ un’affascinante artista italiana del Novecento: illustratrice, pittrice, decoratrice e ceramista.
La sua arte prende vita nel mondo della quotidianità femminile e domestica, trovando nella decorazione il proprio ambito privilegiato e nella casa la sfera ideale in cui manifestarsi.
Edina Altara è autodidatta in campo artistico, ma grazie alla sua continua voglia di sperimentare, sviluppa in modo autonomo un notevole senso estetico e una manualità allenata al ritaglio prima ancora che al disegno.
Ama l’antiquariato, ma anche le nuove tecniche produttive, e si esercita in mille piccole attività: dal ripristino di oggetti antichi alla creazione di complementi d’arredo, alla decorazione, alla pittura; i suoi materiali sono tessuti, carte colorate, frammenti di vetro con cui compone scene e figure.

Il concittadino Giuseppe Biasi, pittore informato e curioso, apprezza i manufatti di Edina e la introduce, a soli 18 anni, alla mostra della Società degli Amici dell’Arte di Torino, dove il re Vittorio Emanuele III acquistò una sua opera.
L’opera è il collage “Nella terra degli intrepidi sardi” (noto anche con il titolo “Jesus salvadelu”), ora esposto al Quirinale.

In giovane età si innamora del grande designer Vittorio Accornero e fugge dalla Sardegna per sposarsi con lui, nonostante fosse promessa sposa a un marchese.

Edina è una magnifica artista e una donna coraggiosa che collabora con grandi artisti del ‘900 come Giò Ponti.
Nel difficile periodo della guerra la sua produzione continua e viene supportata dalle sorelle che riportano i suoi bozzetti sui supporti di ceramica. L’iniziativa rappresenta un vero esempio di piccola imprenditoria femminile, un modello di collaborazione che assicurò visibilità reciproca e introiti economici, in un epoca ancora incapace di supportare il talento delle donne.

La grandezza di Edina Altara, come spesso accade, viene riconosciuta solo dopo la morte.
Scoprite il suo mondo visitando Sassari, la sua città natale.

Maria Carta: la voce della Sardegna

Maria Carta nasce a Siligo nel 1934.

La sua è una famiglia poverissima e all’età di 8 anni Maria conosce il dolore per la morte del padre.
Maria vive un’infanzia di stenti, costretta a faticare sui campi per sopravvivere alla miseria.
È una bambina coraggiosissima, perciò da subito capisce che deve andare a lavorare per aiutare in casa.

Mentre va a lavare i panni al fiume le donne cantano e lo fa anche Maria.
In Sardegna si vive isolati in un mondo primitivo e magico: tra leggende, superstizioni e misteri fatti di morti e vivi che comunicano tra loro.
Questo mondo permea la personalità di Maria Carta per sempre.
Sin da piccolissima emerge la sua voce unica e magnetica, scura e cavernosa.

Maria Carta è la Sardegna
, attraverso la sua voce racconta un passato antico fatto di suoni, miti e leggende.
La sua voce commuove e scava nel profondo delle anime.
Dalla Sardegna il suo canto arriva al di là dell’isola, che lei ama ma vuole anche lasciare per conoscere altro e grazie a questo, permette di ascoltare a tutto il mondo i canti tradizionali da lei studiati e ricercati con grandissima dedizione.

L’occasione per lasciare la Sardegna arriva dopo 1957 quando viene eletta Miss Sardegna, grazie alla sua bellezza semplice ma incredibile.
Dopo il premio prende la patente perché vuole diventare una donna indipendente e padrona della propria vita.

Quando arriva a Roma, nella grande città, la vita non è facile. Dopo il matrimonio con lo sceneggiatore Laurani, Maria inizia importantissime collaborazioni, compresa quella con il maestro Morricone. Nella sua carriera internazionale ha un grande spazio anche il cinema, ma il suo grande amore è il canto grazie al quale gira i teatri di tutto il mondo con grandissimo successo di pubblico.

Maria canta l’amore, la morte, la gioia, il dolore attraverso antiche e magiche melodie.
Il suo cantare, nato dalla necessità e alimentato dalla passione, diventa ben presto un impegno morale, un compito ben preciso da portare avanti.


Con la sua voce unica, capace di suscitare forti emozioni, racconta sentimenti e nostalgie, le speranze di un popolo antico, affinché tutti nel mondo ne conoscano la vera anima. Assume un profondo impegno politico in cui il canto diventa momento poetico di lotta, e con ragione le viene attribuito il merito di aver portato la tradizione popolare sarda ad acquisire valore universale.

Di lei, il romanziere sardo Giuseppe Dessì scrive: “ Quando la sua voce calda e potente si alza e riempie lo spazio, si aprono infiniti orizzonti che scendono nella storia. Dopo aver conosciuto Maria Carta, ancora una volta affermo che i soli grandi uomini della Sardegna sono le nostre donne”. Fonte Comune di Siligo

Per conoscere in maniera più approfondita Maria Carta, vi consigliamo di non perdere l’evento Premio Maria Carta organizzato ogni anno a Siligo.

Bono