“Le belle Ittiresi vestono una gonnella in panno scarlatto a pieghe minutissime e due galloni d’oro all’estremità… Vi lascia una grata impressione il tintinnio continuo e sonoro di ventidue bottoni d’argento che adornano le loro maniche”
Enrico Costa 1876

Anche lo scrittore sardo Enrico Costa rimase affascinato dalla ricchezza e bellezza del costume di Ittiri, che tintinnava festosamente grazie alla preziosissima “bottoniera”.
“Sa Buttonera” è di fatti il tratto distintivo dell’abito tradizionale del paese di Ittiri, nel nord Sardegna.
I 22 bottoni (o spesso il numero è 20) in filigrana d’argento sono i meravigliosi gioielli che compongono “Sa Buttonera”.
I bottoni a forma di melagrana decorano gli avambracci del giubbetto, suddivisi su ciascuna parte. Solo 2 sono infilati nelle asole, mentre gli altri pendono e tintinnano ad ogni movimento di chi li indossa.
Le dimensioni e il peso sono sensibilmente aumentati nel tempo, per via di una forte emulazione tra nuclei familiari; il peso complessivo può arrivare anche a 2 kg!
Agli inizi del Novecento venne introdotto da pochissime famiglie abbienti anche l’utilizzo di buttonere d’oro, come ulteriore segno di distinzione.

Quasi tutte le donne adolescenti nelle famiglie ittiresi, dedite principalmente all’agricoltura, all’allevamento ovino o al piccolo artigianato, avevano il loro abito festivo: il vestito rosso, utilizzato per le nozze e per le occasioni importanti.

Su estire ruju è quello che possiamo ammirare durante le sfilate tradizionali a Ittiri o durante gli eventi in Sardegna.
I tessuti sono di pregio, il cromatismo acceso, l’ornamentazione elaborata e le finiture molto accurate.
Il grembiale (pannellu ‘e tullu ) del “bestire ruju” è normalmente di tulle bianco ricamato a fiorami o con pampini e grappoli d’uva , a punto catenella, bianco su bianco.
Il bustino rigido ( imbustu) , associato ad una sciarpetta copri-seno per lo più di tulle, pizzo o seta chiara è quasi sempre ricoperto di raso bianco, ricamato a rose e foglie con fili di seta multicolori e canuttiglio dorato.

Il bolero (su corittu) è solitamente di velluto di seta liscio nei toni del rosso oppure viola ed è anch’esso decorato con i caratteristici cordones di seta ritorti .
Il capo presenta vistose asole in corrispondenza degli avambracci, un ricamo floreale presso il gomito ed è ulteriormente impreziosito da lustrini ( lustrinos) di metallo argentato.
Il copricapo del costume di gala è formato da una cuffia a sacco ( iscoffia ), sino al 1930 in broccato e successivamente quasi sempre in raso bianco ricamato, sulla quale si stende a drappo un velo di tulle bianco ( tullu o velu ), in sintonia con il grembiale. Su estire ruju non viene mai indossato senza un ricco corredo di gioielli, fissato rigidamente dalla tradizione.

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